Sillabe d’amore
- 1 lug
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Cenacolo poetico

27 giugno 2026
A tutti gli amanti
Sillabe d’amore
Solo
due parole
per fare poesia,
due sillabe appena;
brevi come un battito d’ala,
sospinte dal moto leggero
e travolgente del cuore.
Due parole appena,
solo per dirti:
ti amo.
Luigi Razzano
Iconologia poetica
Una brevità compositiva, tipica del Razzano, quella che caratterizza il linguaggio comunicativo di questa poesia, dedicata a tutti gli amanti, nella quale l’autore, facendosi interprete di quel primordiale e misterioso sentimento umano, fa convergere tutta la sua potenza creativa ed espressiva nella nota formula d’amore: “ti amo”. Una formula universale e forse per questo anche molto abusata e svalutata, eppure sempre capace di suscitare nel cuore degli amanti una straordinaria e insostenibile leggerezza dell’essere (M. Kundera) e, al tempo stesso, un’irresistibile tempesta di emozioni, da indurre chi ne è coinvolto, perfino alla follia. Per questo rimane una delle più potenti espressioni verbali, che solo gli amanti possono cogliere in tutta la sua passione travolgente. E non è un caso che disponga di un’eccedenza ispirativa dal forte sapore poetico.
“Solo due parole”, “due sillabe appena”. L’autore insiste molto sul simbolismo numerico “due”, ma lo fa per sottolineare la sinteticità della formula: “ti amo”, la cui composizione evidenzia subito la criticità dell’affermazione poetica. In effetti essa è sì composta da due parole, ma non da due sillabe, come afferma nel quarto versetto. Dal punto di vista grammaticale infatti essa prevede la suddivisione in tre sillabe (ti – a – mo), tuttavia per giustificare la sua affermazione egli ricorre alla sinalèfe[1] una regola metrica che consente di fondere le due sillabi (ti à - mo) in un solo battito sillabico. Grazie a questo stratagemma letterario l’autore ha modo di confermare, senza possibilità di essere confutato, la sua affermazione: “Solo due parole … / due sillabe appena”. Tuttavia, al di là del valore semantico, la simbologia numerica adottata dal poeta ha soprattutto lo scopo di sottolineare la straordinaria sinteticità espressiva della formula, che conferisce agli amanti un’immediata capacità percettiva, che non necessita di un’argomentazione razionale, poiché a chi ama basta uno sguardo per intendersi e perfino il silenzio per dirsi e darsi reciprocamente. Per questo l’amore non si limita solo alla sfera verbale, ma coinvolge profondamente tutti gli altri sensi. Chi ama vive pienamente la vita in tutte le sue dimensioni. Per questa coinvolgente forza coesiva l’amore ha il potere di trascendere gli amanti, collocandoli in una sfera che va oltre la stessa manifestazione fisica. In questo caso il loro amore può assumere anche una dimensione mistica che consente loro di intuire e perfino di partecipare, della stessa estasi divina.
Poiefilo
[1] Il termine sinalèfe deriva dal greco sýnaliophē, composto di due parti: sýn “con”, “insieme” e aleiphō “fondere”; letteralmente fondere insieme due sostanze fino a renderle indistinguibili.




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