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Cicala

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

Cenacolo poetico






Cicala

Come una cicala

nei meriggi d’estate,

nascosto tra le fronde,

strido le mie parole,

per un canto

che forse

nessuno

dilige.

 

Luigi Razzano


Iconologia poetica


Una poesia dal tono autobiografico questa propostoci dal Razzano, dove la “cicala”, per quanto sorprendente possa sembrare, viene impiegata come metafora della sua attività poetica. In effetti più che un canto quello della cicala è unevidente stridore, che mal si combina con lo stile armonico della sua poesia. Da dove, allora, e perché questo paragonecon le cicale? Più che al suono, il poeta sembra trovare la sua affinità con il loro nascondimento. Le cicale si sentono, o meglio friniscono, ma non si vedono, esattamente come dovrebbe essere l’attività di un poeta che sceglie di operare secondo la logica dello Spirito, il quale poetizza senza attirare l’attenzione su di sé, ma sullo Spirito che opera in lui. In questo senso la sua poesia appare del tutto in dissonanza con i trend letterari della cultura contemporanea, dove la tensione egocentrica e soggettivista del poeta appare così esaltata esmisurata da adombrare quella dello Spirito in lui. Al pari delle cicale il nostro autore rimane perfettamente mimetizzato tra le forme e i colori della periferia culturale in cui vive, eppure non per questo può fare a meno di far sentire la sua voce poetica e di esprimere quello che di più autentico e vero c’è nell’uomo, specie in questa stagione esistenziale, dove l’arsura culturale espone più che mai all’inerzia spirituale e al lassismo antropologico. Da qui la personale considerazione che forse la sua poesia difficilmente potrà godere di un vasto consenso, destinata come sembra a suscitare l’attenzione solo di pochi estimatori. Ne scaturisce un auspicabile paragone all’arte di V. van Gogh, che rimase del tutto incompresa e sconosciuta ai contemporanei, eppure estremamente popolare ai posteri.  

Pur tornando su un tema – come il meriggio – trattato dai grandi che lo hanno preceduto, tra cui: Carducci, D’annunzio, Montale, Saba, ciò che sorprende è l’originalità della sua attività poetica in perfetta sintonia con quella sonora emessa dalle cicale. Egli ritiene infatti che il suo canto più che scaturire da un’abilità metrica è procurato dallo stridore delle sue parole, la cui risonanza appare tuttavia amplificata dallo Spirito, e forse proprio per questo gli riesce di raggiungere i vertici della poesia mistica, convinto com’è della necessità di far leva sulla poietica dello Spirito, per favorire nell’uomo quell’identità umana e umanizzante di cui ha urgentemente bisogno. La sua anima poetica diventa così un luogo manifestativo di questa identità. Magari si tratta di una poesia attraversata da una sottile vena di mestizia – come appare negli ultimi versi – dovuta alla mancata stima delle suetematiche letterarie, ma rimane pur sempre – come quello delle cicale – un canto d’amore e come tale un’imprescindibile testimonianza della sua passione per l’uomo nell’arsura spirituale dei nostri meriggi culturali.

                                                                          Poiefilo

 


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