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Poiesis

  • 16 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Cenacolo poetico





13 luglio 2026

Poiesis

Non di solo metrica

vive la mia poesia,

ma di ogni scintilla divina

che favilla dal mio estro.

Nelle mie vene

scorre il vento del cielo,

ed io non ho che le sue parole

per incendiare

l’anima dei poeti.

Il mio canto,

questo mio canto notturno,

nasce dal deserto,

dove la musica

è fatta solo d’essenze

e la luce del Verbo

è la sola follia

che mi fa volare

oltre le dune della storia.

 

Luigi Razzano


Iconologia poetica


Poiesis è l’incipit di questo componimento letterario, col quale il Razzano sembra voler invitare il lettore a gettare uno sguardo nel nucleo incandescente della sua poetica, la cui essenza sfugge ad ogni tentativo razionale che abbia la pretesa di definirla. Esso appare formato da metafore che si susseguono a ritmo vorticoso, le cui orbite semantiche s’intessono l’una nell’altra, creando un intreccio inestricabile. Ma quello che può apparire impenetrabile alla ragione è comprensibile all’intuizione poetica, alla cui luce gli elementi metrici del verso sciolto, del tempo ritmico e sonoro delle parole, si vanno gradualmente dischiudendo, formando nella mente del lettore, un ordine logico che risponde all’atto formativo del poeta, il cui estro creativo è lo stesso di quello divino insito nei meandri della sua anima e al quale il poeta cerca costantemente di conformare il suo. Ne scaturisce un dinamismo ricco di tensioni polarizzanti che ha nel Verbo il principio, il senso e il fine del suo fare poetico, l’unica ragione che gli consente di dare senso alla sua esistenza artistica.

            La valenza culturale assunta dalla poesia visionata dal Razzano presenta radici ispirative profondamente bibliche, come lascia intendere la strofa introduttiva all’intera lirica: “Non di solo metrica / vive la mia poesia, / ma di ogni scintilla divina / che favilla dal mio estro”: una vera e propria trasposizione poetica del passo veterotestamentario di Deuteronomio 8,3, dove Dio, rivolgendosi al suo popolo nel deserto, gli rivela l’elemento fondativo che lo costituisce come popolo e l’unico che nutre veramente la sua esistenza: la Parola divina. Allo stesso modo il poeta sembra voler svelare ai suoi lettori il segreto che conferisce al suo estro creativo un autorevolezza letteraria, la sola che consente alla sua poesia di sfidare “le dune della storia”, ovvero i trend passeggeri della letteratura e prendere posto tra ciò che entra a far parte dell’eternità. Alla stessa maniera della libertà del popolo ebraico la sua poesia non nasce da una visione idilliaca e adolescenziale della vita, ma dal “canto notturno” torchiato dall’arsura del deserto, dove ogni cosa, compresa la sua parola, giunge all’essenza più estrema della sua sostanza: il Verbo di Dio. È questa scoperta che fonda e motiva la sua “follia” per Cristo, il vero nucleo pulsante della sua poiesis; l’unica “scintilla d’amore” che “favilla dal suo estro creativo”, per il quale ha trasfuso al posto del sangue nelle sue vene poetiche “il vento del cielo”. È animata da questo amore, ovvero da “scintilla divina” che egli può “incendiare / l’anima dei poeti”.

                                                                                                          Poiefilo

 

 


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