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Il nuovo

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Cenacolo poetico





9 giugno 2026

A Guido Miano


Il nuovo

Il nuovo

viene da lontano:

di là dal mare,

dove l’orizzonte

si sposa con il cielo e,

nel silenzio della notte,

di nascosto, avanza

come la luce dell’aurora.

Chissà se questo moto suo

non sia quello dei poeti

o, forse meglio, dei profeti,

che a tanti pare sì

sfuggire al mondo,

invero già nell’oggi –

tra gli attimi

fuggenti della vita –

accade nel cuore di chi volge

lo sguardo oltre

i confini della storia

e ne scorge la presenza

nell’essenza delle cose.


Luigi Razzano


Iconologia poetica


“Il nuovo / viene da lontano” è l’incipit che dà il la tematico a questa poesia. In realtà si tratta di un’intuizione poetica molto cara all’editore Guido Miano, che lui ebbe il fiuto di rilevare all’interno di una poesia dello stesso autore, durante una conversazione telefonica, all’epoca in cui poeta stava maturando l’idea di scriverne una raccolta, poi pubblicate col titolo: Origliando l’eterno. Da allora il Razzano, come ebbe a confidarmi in seguito, si soffermò diverse volte a riflettere sul significato di questa intuizione, forse per scrutarne il senso, colto già a suo tempo da Guido, e che magari sfuggiva persino a lui che l’aveva formulata ed espressa in forma poetica. Sta di fatto che recentemente gli è ritornata alla mente, finché, in occasione di questo primo Premio Nazionale Letterario e Artistico, dedicato alla memoria di Guido, ha sentito di riprenderla e rielaborarne un testo completamente nuovo dal titolo: Il nuovo.

Il “nuovo” a cui l’autore fa riferimento in questo componimento non è quello legato alla novità effimera della moda passeggera, secondo la quale “è moda tutto ciò che passa di moda”, come soleva dire P. Picasso, bensì quello che scaturisce dalla “luce interiore” che educa a vedere in modo nuovo le cose antiche. Si tratta di un nuovo, perennemente in atto, prossimo a venire, ma mai definitivamente giunto. E forse proprio per questo capace di suscitare quel senso di attesa che motiva la speranza del suo compimento nel cuore delle persone. Il suo perciò è un moto antinomico che lo fa intravedere quando è ancora invisibile, e lo fa scomparire quando sembra essere diventato ormai oggetto di possesso. Esso non ha nulla di fastoso, tale da attirare l’attenzione su di sé, ma è appena percettibile, apparentemente piccolo e persino insignificante. Eppure capace di suscitare perfino la follia per chi lo intuisce come il senso della propria vita. È visibile ai puri di cuore, ovvero a coloro che dispongono di quella beatitudine evangelica, propria di chi ha la capacità di vedere Dio. Di coloro cioè che riescono a scorgerlo nel buio della notte e ne tracciano il profilo quando è ancora avvolto dalla “luce dell’aurora”. Esso accade nel mondo, eppure non si identifica con la logica del mondo. La sua origine è imperscrutabile, come evidenzia il seguito del componimento: “viene da lontano: / di là dal mare, / dove l’orizzonte / si sposa con il cielo”. Si tratta perciò di un’origine arcana, misteriosa, dinamica, nella quale s’intrecciano senza soluzione di continuità, una dimensione terrena e celeste, umana e divina, trascendente e immanente, perennemente in divenire, eppure sempre fedele a se stesso, e perciò caratterizzato da un moto manifestativo simile al processo intuitivo “dei poeti, / o, forse meglio, dei profeti”, le cui visioni sono spesso incomprensibili ai contemporanei, sebbene ne intravedono il profilo già nel buio della notte e ne percepiscono l’avanzare silenzioso nella “luce dell’aurora”. Il loro sguardo è così lungimirante che ne scorgono la presenza “oltre i confini della storia”, e tuttavia appare già compiuta “nell’essenza delle cose”, ovvero negli eventi e nelle persone più autentiche della vita. E questo perché il loro è uno sguardo spirituale, perfettamente conforme a quello dello “Spirito che fa nuove tutte le cose” (Ap 21,5).


Poiefilo

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