’Nu raggio ’e sole
Cenacolo poetico

Ravello, 15 settembre 2011
’Nu raggio ’e sole
’Nu raggio ’e sole
dinto ’a stanzulella
traseva chianu, chianu,
comm’a se spiave,
primma ’e nce trasì.
Era ’na stanzulella
nera, fredda e peccerella
e nisciuno teneva ’o
curaggio ’e nce trasì.
Chi ’a guardava
se fermava da luntano
e ognuno se s’addimandava:
che ’nce starà dinto
a chella stanzulella?
Nisciuno comme ’o sole
trasette senza dicere ’e parole.
Era ’a luce che mancava
e ’a stanza che c’aspettava.
E quanta gente
comm’a chella stanzulella,
aspetta, aspetta …
ma nisciuno fa
’o curaggio ’e ve trasì.
’O sole trase
senza dicere ’e parole,
pecché ’o sole
è comm’ammore:
quanno trase,
cagna tutte ’e cose.
Luigi Razzano
Iconologia poetica
Nel repertorio poetico del Razzano troviamo, com’è noto, anche poesie in dialetto napoletano. Tra quelle che abbiamo già avuto modo di commentare[1], riproponiamo quella dal titolo: ’Nu raggio ’e sole[2] (Un raggio di sole), non perché la sua raccolta dialettale fosse limitata, ma per l’estrema attualità del tema esistenziale che affronta. Tutto ruota intorno all’assoluto bisogno di relazioni autentiche e al coraggio di superare quei sentimenti che alimentano i pregiudizi raziali nei confronti di quei soggetti fragili che faticano, già di per sé, a relazionarsi con gli altri e a integrarsi nel tessuto sociale. Questo diffuso fenomeno disumanizzante è, paradossalmente, la conseguenza di una cultura proveniente dai social network, che nati per favorire i rapporti interpersonali, chiudono invece gli individui in se stessi, amplificando le conseguenze già laceranti dell’individualismo.
Il poeta, con un linguaggio chiaramente metaforico, ricorre a immagini espressive semplici ed essenziali: “’na stanzulella” (una stanzetta) e “’nu raggio ’e sole”, rispettivamente simboli delle persone sole e abbandonate e della speranza che può irradiarsi dai loro volti, quando si presta loro anche un minimo di attenzione. Manifestare, in silenzio e senza clamori, questi segni di stima nel quotidiano può rivelarsi come un’autentica esperienza d’amore: l’unica dimensione veramente umana che consente di trasformare dal di dentro il cuore delle persone.
[1] ‘A Chiav; Ammore è Ddio; He truvato ‘a pace.
[2] La lirica risale all’estate del 2011 e fu scritta durante un periodo di vacanza sulla spiaggia di Castiglione, nel comune di Ravello (Sa), uno dei paesi più suggestivi della Costiera Amalfitana, e pubblicata poi nel testo: I poeti contemporanei, editrice Pagine, Roma 2012, 81.
Poiefilo




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