Afa
Cenacolo poetico

Ischia, 8 agosto 2026
Afa
Inerme come il mare
è l’anima in questo afoso
meriggio d’estate:
non un’onda e neppure
un alito di vento,
solo l’inerzia d’uno sguardo
che fatica a guardare lontano,
dove l’afa ammaina
perfino i desideri
più struggenti
del cuore,
ed io come,
questa barca al pontile,
mi ritrovo ancorato
ai miei pensieri,
senza un remo
per risalire la corrente
della vita.
Luigi Razzano
Iconologia poetica
Il fenomeno meteorologico dell’afa è una caratteristica della stagione estiva, in particolare dell’estate appena trascorsa, considerata come una delle più calde e afose degli ultimi decenni. Indiscutibile è la sua incidenza sullo stato psico-fisico delle persone e inevitabilmente anche su quello dell’autore, che non esita a rilevare il rischio a cui è esposta anche la sua vita interiore.
L’afa è un tema ricorrente nella storia della letteratura e della lirica moderna, a motivo della qualità evocativa che la caratterizza. Essa infatti è la metafora dell’inerzia paralizzante dell’anima e del vuoto esistenziale che ne può scaturire. Per Montale, per esempio, costituisce un correlativo emblematico di quello stato spirituale che lui definisce «male di vivere», quale condizione invalidabile che anestetizza le persone in una dolorosa esistenza. Per il nostro autore essa è evocativa di quella aridità creativa che inaspettatamente può attraversare lo spirito di un artista, ma che paradossalmente diventa motivo ispirativo di questo componimento, a testimonianza che nulla si sottrae alla sua indagine poetica.
Egli trae spunto dall’immagine del mare durante quei meriggi d’estate particolarmente contrassegnati dalla bonaccia, dove la totale assenza del vento, rende la sua superficie totalmente uniforme e piatta. L’immobilità del mare diventa per il poeta metafora di quella apatia esistenziale che a livello morale viene definita in termini di «accidia»: spirituale e intellettiva, vero e proprio nemico di chi decide di progredire nella vita interiore, contro la quale il poeta invita a prendere le dovute distanze, per evitare di essere trascinati dalle correnti culturali nichiliste e indifferentiste che inducono all’immobilismo e alla passività assoluta.
Poiefilo




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