CHIESA REGINA PACIS
- don luigi
- 28 nov 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 7 feb 2020
Piano Iconografico ed Iconologico.
Modena, 25 Settembre 2019

La chiesa "Regina Pacis" è l'ultimo tassello di una storia che comincia al di là della ferrovia, che a quei tempi evidentemente non esisteva, e quasi al di là dei secoli, visto che la chiesa storica, ancora dedicata a S. Vincenzo martire, viene ricordata già nel 753. Riprogettata dall'ing. Costa nel 1834-37, si è trovata in una posizione defilata prima per la costruzione della ferrovia nel 1859, e poi per lo sviluppo urbanistico e l'espansione demografica nella seconda parte del 1900 che ha riguardato la zona a sud della ferrovia.
Ma è opportuno ricordarla ricordata perché è stata:
• Luogo di presenza nella zona a est della città di Modena per tanti secoli;
• Punto di riferimento per la gente della campagna (la plebs, da cui il titolo di "Chiesa plebana");
• Luogo di incontro, posto su direttrici diverse: nord-sud, lungo strada Montanara, collegamento tra Abbazia di Nonantola e Abbazia di Fanano, entrambe fondate da S. Anselmo; e est-ovest, lungo uno dei passaggi verso Bologna per chi usciva da Porta Saliceto, poi Porta Bologna
Lo sviluppo demografico ed urbanistico a sud della ferrovia nella seconda parte del 1900 crea
della città, oggi abitato da più di 8000 persone, che abitualmente viene chiamato Modena est.
• Passando per alcuni luoghi di fortuna per le celebrazioni, con la costruzione della prima sede provvisoria, in uso dal 1984, la nuova realtà parrocchiale prende il nome di Regina Pacis.
• All'inizio degli anni '90 la comunità decide di avviare la progettazione e la realizzazione per stralci successivi del centro parrocchiale definitivo, scegliendo, tra altre, la proposta dell'arch. Paolo Sorzia.
• Tra il 1999 e il 2001 si realizzano le opere parrocchiali, che comprendono anche una Casa della Carità.
• La nuova chiesa, iniziata a fine marzo 2017, viene consacrata da mons. Erio Castellucci il 15 settembre 2019, esattamente vent'anni dopo l'inizio del primo cantiere.
Il progetto della chiesa Regina Pacis in Modena riprende ed attualizza l'immagine della tenda biblica come luogo d'incontro nel deserto del popolo di Dio.
Su simboliche tracce, in pietra naturale, di antiche fondazioni è costruita la nuova tenda, che esternamente appare costituita da una successione di teli curvi che non si sovrappongono, lasciando aperture laterali, e che sono trattenuti a terra da tiranti inclinati caratteristici nella posa delle tende.
I due teli laterali all'ingresso si allargano dall'alto al basso, scoprendo la grande porta in legno contornata da un portale in pietra che esalta le parole di Gesù "lo sono la porta".
Segno concreto del fluire delle diverse attività della comunità che hanno come apice il momento della preghiera è la presenza della pensilina, un percorso protetto che "lega" le sedi delle attività catechistiche, caritative e ricreative alla chiesa, fino a fondersi con essa attraverso il morbido movimento ascendente della copertura del battistero.
Entrando in chiesa, a destra e a sinistra, si celebrano così i sacramenti di rinnovamento spirituale, il Battesimo e la Riconciliazione, poi all'altare e, corrispondentemente, dall'altare si allargano verso i fedeli due più ampie pareti o braccia ad accogliere la preghiera. Si definisce in questo modo lo spazio liturgico dell'aula come luogo d'incontro con il Signore.
L'incontro avviene nella luce di grandi aperture che vogliono favorire l'ingresso in chiesa non più solo del popolo eletto, ma di tutto il mondo esterno e trasmettere fuori il messaggio evangelico dell'incontro del Signore con gli uomini e le donne: tutte le aperture presenti nella chiesa hanno quindi sempre una duplice funzione.
Anche quelle in copertura, che tagliano i teli e si riflettono sul disegno del pavimento, oltre ad evidenziare il collegamento teologico tra battistero, altare, ambone e tabernacolo permettono anche di avere immediatamente un rapporto visivo con l'Alto.
Ugualmente dicasi per la continuità del tabernacolo, posto in zona baricentrica tra l'assemblea e la cappella, con l'esterno attraverso la sua continuità con il campanile, che, con il movimento a spirale dei suoi nastri, ci porta verso il cielo ed in senso contrario porta il Cielo in Terra.
La realizzazione architettonica della chiesa attua l'indicazione conciliare del prologo del Vangelo di Giovanni "il Verbo si è fatto carne ed ha posto la sua tenda in mezzo a noi" e la sollecitazione di Papa Francesco di costruire una chiesa "in uscita", aperta sul sagrato che è vero ponte tra la tenda e la strada come è sempre stato in questa parrocchia ed in questo quartiere.
All'insieme architettonico si affianca, e lo completa arricchendolo, l'insieme iconografico.
Ogni elemento liturgico è visibile sin dalla porta d'ingresso e ciascuno di esso presenta un simbolo che richiama un episodio biblico evangelico.
Il tutto viene espresso attraverso il tema del velo, simbolo del mistero divino che si dischiude allo sguardo del fedele e di chiunque entra nell'edificio animato dal desiderio di vedere Dio.
Così i colori, le forme gli spazi contribuiscono a creare un clima di serenità e pacatezza come di chi trova pace incontrando Dio.




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