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6 Gennaio 2026 - Anno A - Epifania del Signore


Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12



 

I Magi:

la ricerca onesta della verità

 

“Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» … Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”

(Mt 2,1-2.9-11).

 


Leonard da Vinci, Adorazione dei Magi (1481), Galleria degli Uffizi, Firenze
Leonard da Vinci, Adorazione dei Magi (1481), Galleria degli Uffizi, Firenze

Ripercorrendo a volo d’uccello tutti i brani biblici che la Chiesa ci ha proposto dall’inizio dell’Avvento fino all’Epifania prendiamo atto di un crescente rivelativo del mistero di Dio nel mondo. Ed è interessante notare come la liturgia Cattolica, al pari di quella Orientale, sviluppi ulteriormente questo disegno rivelativo di Dio, con gli episodi evangelici del Battesimo di Cristo (cf. Mt 3,13-17) e delle Nozze di Cana (cf. Gv 2,1-11)[1], come a voler dire che con l’Epifania si chiude il ciclo rivelativo di Dio verso il popolo d’Israele e si apre quello di Cristo verso l’umanità.

La chiave di lettura di tutta questa liturgia della Parola è: rivelazione: che nel presente contesto liturgico viene definita in termini di epifania (dal greco epipháneia che significa “apparizione”). Tale termine oltre a sottolineare il carattere manifestativo evidenzia anche quello glorioso, caratterizzato dallo splendore che promana dalla luce divina. Essa irraggia e inonda l’uomo rendendolo partecipe della vita di Dio, per mezzo di Cristo. In questa prospettiva diventa particolarmente significativo il Prologo di Giovanni 1,1-18, che in diverse circostanze abbiamo avuto modo di leggere in questo periodo, nello specifico riferimento dei seguenti versetti: “Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18). Cristo, dunque, viene presentato come la pienezza della rivelazione divina, nel quale il disegno salvifico di Dio trova il suo compimento: “Tutto” - infatti – “è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,3).

Tra gli attributi che questo testo riconosce a Cristo vi è, com’è evidente, quello della luce: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9); “in Lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini; / la luce splende nelle tenebre / e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,4-5). Lo stesso brano del profeta Isaia si muove in questo versante: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1); “Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” (Is 60,3). Ne scaturisce un discorso che evidenzia non solo il senso e lo scopo dell’epifania divina, ma anche la sua tensione verso l’universalità della salvezza, alla quale sono chiamati tutti i popoli, come preannuncia lo stesso Isaia: “Cammineranno le genti alla tua luce, / i re allo splendore del tuo sorgere … / tutti costoro … vengono a te. / I tuoi figli vengono da lontano, / le tue figlie sono portate in braccio … / Uno stuolo di cammelli ti invaderà, / dromedari di Màdian e di Efa, / tutti verranno da Saba, portando oro e incenso / e proclamando le glorie del Signore” (Is 60,3-4.6).

Si tratta di un disegno sapienziale misterioso che Dio, “… ha tenuto nascosto ai sapienti e ai dotti” (Mt 11,25), ma non esita a rendere noto ai semplici, tra i quali gli apostoli, per mezzo dello Spirito: “Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo … vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui” (cf. Ef 1,17).

Nel brano evangelico tutto questo percorso manifestativo viene espresso da alcuni misteriosi personaggi che l’evangelista Matteo definisce Magi, i quali al di là della loro reale identità storica –peraltro ancora ignota a noi nonostante la ricerca esegetica – acquistano una precisa valenza simbolica. Essi alludono alla ricerca umana di Dio, condotta con umiltà e onestà intellettiva e spirituale. È interessante notare che malgrado la loro scarsa conoscenza Scritturistica della rivelazione biblica, giungono all’incontro personale con Cristo, riconosciuto come salvatore universale. In questo senso la loro ricerca di senso traccia la parabola intellettiva di chi ha il coraggio di lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio e integrarla nella propria conoscenza razionale. In loro confluiscono i due movimenti della ricerca: quello dell’uomo verso Dio e quello di Dio verso l’uomo, dando origine a una straordinaria sintesi cognitiva tra la sapienza umana e la rivelazione divina. Sebbene la loro ricerca di Dio sembra motivata da un desiderio umano in realtà è originata dallo stesso Dio, che suscita nell’uomo quell’ardente sete d’infinito che trova in Cristo il suo appagamento, come Gesù stesso afferma di sé: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6,35). Pertanto quella “stella” che conduce misteriosamente il cammino dei Magi verso il Bambino Gesù, altro non è che il simbolo astrale della Sapienza di Dio, che si dischiude alla mente umana e la rende capace di accogliere la verità di Dio. La sua orbita celeste non fa che tracciare quella misteriosa traiettoria dello Spirito che opera negli abissi della nostra mente e del nostro cuore, per condurci alla conoscenza “tutta intera” (Gv 16,13) di Dio; il quale però decide di manifestarsi nella fragile carne di un bambino. Il che ci fa capire che la ricerca tratteggiata dai Magi è tutt’altro che idilliaca. Essa è costellata da incertezze, dubbi, smarrimenti, impedimenti, ostacoli d’ogni genere. Al di là della cornice magica con cui siamo soliti rivestire l’identità di questi personaggi, la loro ricerca è intrisa di difficoltà che si susseguono e si moltiplicano man mano che essi si avvicinano alla meta. Erode diventa così il simbolo della resistenza umana e di quella cultura nichilista che non solo impedisce, ma si impegna perfino a estirpare la verità di Dio dentro di noi. E lo fa, senza scrupoli, creando morte e distruzione. La sua resistenza si traduce in una e propria strategia di occultamento, che solo i puri di cuore possono smascherare, poiché sono gli unici in grado di “vedere Dio” (Mt 5,8). Gli stessi scribi, per quanto esperti di Scritture, si limitano a un’attesa formale del Messia. Essi si rivelano incapaci di riconoscerlo nell’oggi della loro storia, perché privi di quei criteri di fede autenticamente spirituali. È paradossale che la loro conoscenze delle Scritture non superi l’ignoranza di Erode. Così mentre gli scribi, rimangono chiusi e indifferenti all’evento che si stava dischiudendo dinanzi ai loro occhi, i Magi, pur non disponendo di una conoscenza Scritturistica, giungono alla conoscenza della verità, grazie alla Stella, ovvero allo Spirito, che apre lo scrigno della loro intelligenza alla conoscenza della Sapienza di Dio in Cristo.  

Più che mai attuale, perciò, è la simbologia dei Magi, specie in un contesto culturale come il nostro, dove molto spesso “ragione e fede” vengono ancora contrapposte l’una all’altra, come fossero due dinamiche cognitive che si escludono a vicenda, mentre invece sono perfettamente complementari, capaci di interagire e integrarsi l’una nell’altra, in vista della conoscenza dell’unica verità. Ciascuno di noi ha bisogno di prestare fede a ogni dato, sia pure parziale della verità e trovare la metodologia d’indagine più idonea alla sua conoscenza. Ciò che divide non è la verità, ma la logica conflittuale che anima la nostra ricerca, specie quando questa è condizionata dall’arroganza del possesso totalitario e dai sentimenti dell’invidia e della gelosia. Pertanto si rivela determinate la beatitudine dei “poveri in spirito” (Mt 5,3), ovvero di coloro che vivono la conoscenza non come una forma di discriminazione culturale e religiosa, ma come dono gratuito a disposizione di tutti. Non c’è altro scopo della conoscenza se non quello di giungere alla pienezza della vita. E chi è Cristo se non la pienezza della vita eterna? Ecco il senso che Matteo sembra suggerirci con la scoperta che i Magi fanno della verità nel Bambino Gesù, grazie a questo evento epifanico di Dio.

 

 


[1] In realtà, come Giovanni mette bene in evidenza con la sua ‘teologia dei segni’, la rivelazione del disegno d’amore di Dio raggiunge la sua pienezza nella manifestazione della croce di Cristo.

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